Storia dell’esposizione in fotografia

L’esposizione in fotografia, Walter Iasiello Photography

In fotografia il termine esposizione indica la quantità totale di luce che nel suddetto periodo passa attraverso il sistema ottico. L’esposizione si misura in EV (valore di esposizione) ed è determinata con l’ausilio dell’esposimetro.

Spesso, impropriamente, ci si riferisce all’esposizione indicando il tempo di esposizione, ovvero il tempo durante il quale l’elemento sensibile (pellicola fotografica, per la fotografia tradizionale o sensore elettronico, per quella digitale), resta esposto alla luce che passa attraverso il sistema ottico (obiettivo).

Storia dell’esposizione in fotografia

Fin dalla nascita della fotografia, l’esposizione fu l’elemento fondamentale per ottenere un fotogramma ottimale in ogni singola condizione luminosa. Un tempo era necessario fotografare con esposizioni molto lunghe, poiché il materiale su cui veniva impressa la fotografia era poco sensibile e quindi doveva rimanere per ore alla luce per assumere un aspetto simile alla realtà. Nella prima fotografia della storia, Joseph Nicéphore Niépce dovette esporre un foglio di carta imbevuto di cloruro d’argento per circa 8 ore prima di ottenere un’immagine abbastanza luminosa e nitida. Con il tempo il materiale fotografico divenne sempre più sensibile, fino ad arrivare alle classiche pellicole contemporanee, che sono fabbricate su scale di sensibilità decisamente maggiore ai materiali di un tempo. Nonostante ciò esistono ancora fotografi che si divertono ad utilizzare esposizioni da record, per creare fotogrammi molto interessanti, che spesso divengono opere artistiche.

L’esempio più celebre è il fotografo tedesco Michael Wesely, famoso appunto per aver scattato la fotografia con l’esposizione più lunga della storia. Egli ha realizzato nell’ultimo decennio fotografie con esposizioni annuali utilizzando una slit camera, ovvero una fotocamera dotata di una piccolissima fessura al posto del diaframma, in modo da permettere alla pellicola esposizioni lunghissime senza ottenere fotogrammi troppo luminosi.[6] Michael Wesely ha prodotto prevalentemente fotografie di edilizia in architettura, con l’intento di riprendere in una sola fotografia tutti i cambiamenti degli edifici che si hanno nel corso degli anni. Tra le sue opere più conosciute vi sono i cantieri della famosa Potsdamer Platz a Berlino, con un’esposizione di due anni (dal 04/04/1997 al 04/06/1999). Ciò che lo rese celebre è però la fotografia del Museum of Modern Art di New York durante le operazioni di ricostruzione. La fotografia ha infatti ottenuto il record per un’esposizione di circa 3 anni (dal 09/08/2001 al 07/06/2004), la più lunga esposizione fotografica mai realizzata.

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